Raccontarsi, Alessia Biasiolo & Tiziana Ciasullo

Marco SayaRaccontarsi

 

Prefazione

 

Non sempre frasi complete ma parole ripetute come tanti piccoli leitmotiv martellanti, non sempre costruzioni grammaticali tradizionali ma verbi all’infinito e all’imperativo, sempre un susseguire di domande che sussurrano al lettore di dare risposte…Mondi freddi, corpi distesi tesi fra piacere e dolore, slogans intimi, specchi deformanti, freddezza cupa: questi sono gli ‘spaventapensieri’ che popolano l’universo del poeta. Tanti pezzi di un puzzle da ricostituire, dietro il quale si nasconde un uomo spoglio, nel suo essere incompleto, insoddisfatto ma eterno attraverso la scrittura.

Tutte queste poesie danno l’impressione di essere state battute al computer, impresse sulla luce bianca artificiale che illumina il buio dello spazio della scrittura. Certi passi sembrano scritti con la tecnica del ‘copia e incolla’. Sullo schermo della propria mente, lo scrittore seleziona i testi che lo tormentano, lo ispirano di più, li copia e li incolla su un file riportando alla luce del giorno la propria poesia. È come ricostruire un testo antico con le tecnologie moderne, trasportato dalle fonti personali verso la memoria del computer. Lo schermo diventa uno specchio che gli rimanda la propria immagine, un immagine in cui riconoscersi, disprezzarsi, talvolta amarsi o amare l’altra.

Un orologio inarrestabile scandisce il tempo senza pietà, le lancette non allentano la loro corsa verso un tempo infinito mentre il nostro è limitato. L’unica via d’uscita è quella di avere la forza di rigirare la clessidra, e riportare la sabbia verso la propria infanzia per ritrovare l’innocenza che permette di credere nell’infallibilità del mistero della vita, nell’immortalità nelle immense possibilità dell’uomo. Ricordando l’infanzia, ci scordiamo della morte. Il bambino è ingenuo e salva tutti, crede nella vita, nell’amore, nella gratuità delle cose. Purtroppo, il futuro quello che si trova avanti sulla freccia del nostro tempo è intravisto come un successivo periodo di solitudine, con una conclusione del tutto scontata, la morte ossia la riduzione in polvere. Anticipando i tempi, il poeta si proietta verso il proprio funerale per esserne lo spettatore in prima fila e contemporaneamente il regista. Con cinismo e ironia, mette in scena l’evento finale, e immagina le scenate che potranno avverarsi, ne scrive anche i dialoghi e i presenti diventano fantocci sottomessi alla sua tragicommedia.

C’è poca empatia verso gli altri che l’autore descrive come imitatori della propria vita, anonimi inconsci che non sanno dove andranno a finire; certi si salvano: sono gli artisti e gli artigiani. Tuttavia la donna mantiene un ruolo da protagonista. È attesa, desiderata. Mediante i sensi del corpo, la mente riesce a trovare un senso cosmico. La donna è la musa che permette di comporre non inni alla vita ma inni vitali che convincono a sopravivere. Ma è anche quella che abbandona e isola. La vera fedele amica è una luce ricorrente che illumina i frammenti di nero inchiostro. Una luce che il poeta segue come via di uscita, unica via di salvezza. È il filo conduttore che inseguirà per perdersi nel labirinto mentale che l’uomo o il poeta s’inventano per capire meglio il loro tempo e il senso, tanto ricercato, della vita.

 

Tiziana Ciasullo


 

 

 

 

Ottimo poeta Marco Saya, nato a Buenos Aires nel 1953 e residente a Milano dal 1963 dove si occupa di informatica e cura il suo hobby jazzistico suonando la chitarra.
Lo stile delle sue liriche è adulto, padrone della lingua e del verso, di ottima impostazione.
Si perde un po’ nel tentativo di scrivere virtuosismi futuristicheggianti, nella ricerca di stili guidati, indugia sull’amore che ha portato sofferenza e ispirazione, ma la sua solidità è tutta in versi compiuti, quando non cerca altro che di svelare l’animo.

La sua ultima pubblicazione è a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli il cui comitato di lettura è costituito da Alberto Bevilacqua scrittore; Constantin Frosin docente di Lingua e Letteratura francese a Galati; Antonio Illiano ordinario di Lingua e Letteratura italiana all’università del North Carolina; Roberto Pasanisi direttore del LIUPS; Maria Luisa Spaziani ordinaria di Lingua e Letteratura francese a Messina; Mario Susko docente di Letteratura Americana a Nassau; Nasos Vaghenàs ordinario di Teoria e critica letteraria all’Università di Atene; Nguyen Van Hoan ordinario di Letteratura italiana e Letteratura vietnamita ad Hanoi.

La scelta è caduta su un autore già inserito in alcune antologie, e con raccolte di poesie alle spalle, alla ricerca di un senso della vita spicciola, delle piccole cose quotidiane che tanto di più ci affascinano quanto un poeta ce le sottolinea, ce ne parla in un linguaggio sensibile, asciutto ma carico di pathos intrinseco, capace di lasciare un’impronta nella mente che per un guizzo si trova a vivere del quid che tanto Montale ha tentato di descriverci.

Eppure c’è qualcosa di nuovo quando le analogie si rincorrono, nella fretta di fermare un pensiero: “Amore, amori, prese di corrente alternata”; “Poesia, poesie di Noi a metà/ Perfezione irraggiungibile di ignote divinità”. Non è certo il vedersi al proprio funerale; né sicuramente la scelta di parole scritte di fila, senza punteggiatura, senza un ordine che non sia nella vita stessa dell’autore; non è di certo il verso bizzarro che vuole saltare agli occhi.

E’ un poeta che si esprime con compattezza ma con un’insicurezza personale che incuriosisce. E’ riuscito ad incanalare la rabbia, a descrivere la vita, ma non a descrivere se stesso, non a guardarsi con distacco.

Anche da lui si aspettano nuove e ancora migliori cose. Non sta nella sensazionalità il merito, ma nella quadratura di un cerchio che la poesia ripropone sempre a chi sa appassionarsi alla geometria del vivere comune.

 

Alessia Biasiolo


RACCONTARSI di Marco Saya

 

OLTRE

«Oltre il buio
Al cospetto del dolore
Sudore dell’esistere gocce si spengono.
 Immagina il sogno di un miracolo
Estasi per tavolozze disegno nuove battaglie
Un sorriso dispiega ampi arcobaleni
 Oltre il buio
Ritorni a sperare
Pastelli la vita di nuovi colori».


La poesia che apre la raccolta
 «Raccontarsi», un libro edito dall’Istituto Italiano di Cultura di Napoli per Marco Saya. Una poesia «Oltre» e subito si ha l’impressione di vederlo alla scrivania, a quello ch’è il suo posto di lavoro, che altrove, sembra, non si senta a proprio agio, come se occupasse un posto non suo, che non si addice alle sue capacità, alle sue propensioni.
Quando, leggendo le sue liriche, lo raggiungiamo ovunque egli si trovi, subito lo sento accanto, disponibilissimo, tanto che per parlare della sua poesia, si abbandona ad una conversazione distesa, anche se ho la sensazione di sentirlo preoccupato di assolvere un compito per lui ingrato, perché convinto che la poesia non si spiega, o si la riafferra o la si lascia al suo destino; di tanto in tanto prende in mano un foglio, un libro, per riporli subito; tende l’orecchio ai rumori, alle parole che vengono dalla strada per la finestra aperta, come se lo riguardassero personalmente, come se aspettasse qualcosa, una chiamata, una richiesta, una persona che gli venisse in aiuto.

 

«Immagina il sogno di un miracolo
Estasi per tavolozze disegno nuove battaglie
Un sorriso dispiega ampi arcobaleni»


Evidentemente gli capita di sentirsi male innestato in un organismo che non gli si confà, nel quale egli non si riconosce:
 «la poesia non si spiega, o la si afferra o la rilascia al suo destino» per questo, forse, appare ansioso e al tempo stesso umiliato, privato della parte più vivace, più risentita della sua personalità. Però in ogni modo accetta questa condizione, parla della sua poesia, vi si sottopone; ma per questa accettazione ha dimesso, o almeno dimette là dentro, quello che è il suo consueto modo di comportarsi.
Una volta uscito dal panico di parlare, della sua poesia intendo, piano piano riprende i modi consueti, il discorso riacquista la consueta vivacità passando da questo ad altro argomento, come se andasse gradualmente dimettendo quella cautela, quel continuo autocontrollo cui si era sottoposto.


«Perché mai dovrei crescere?
Un bambino vuole vivere l’eterno gioco
Il righello disegna angoli ottusi
Foglie morte vestono l’innocenza di una pelle liscia»


Ben diverso è il suo comportamento, il suo modo di presentarsi, di parlare, quando si parla della sua poesia e ci si perde nelle immagini di bambini che vogliono vivere l’eterno gioco, e ricordarli; i suoi modi, gli atteggiamenti, l’accento del suo discorso si accende, s’infiamma di calore umano, dell’ardore dell’amante. Quel suo impaccio iniziale, quel suo disagio, che lo chiudeva ermeticamente e lo teneva dentro di sé, celandolo persino a se stesso.
 «Foglie morte vestono l’innocenza di una pelle liscia»
Proprio pensando ai bambini ha fatto una scelta; in un certo senso quella scelta l’ha accettata perché fuoriuscita dall’anima, se l’è imposta; rientra nella sua concezione della realtà e dell’esistenza il considerare se stesso, come ogni altro uomo, come incapace di trovare un luogo, un ambiente in cui riconoscersi, in cui esplicarsi completamente. E così si rassegna, ritenendo necessario rassegnarsi.

 

«Non scarabocchio più il mio nome dove capita
riflesso lontano di un amore offeso
naufragato e affondato senza superstiti»


Dalla realtà, anche da quella in fondo negativa, accettando, e cercando in essa, tentando, quanto, quel poco di positivo, ch’essa potesse dargli, che da essa può ricuperare.
Ma anche questo atteggiamento sa, in qualche modo di costrizione, di un’autocostrizione; c’è in lui e nella sua poesia, appunto, la volontà di accettare quel che gli è dato come necessario, come inevitabile; e da parte sua vi è in ogni modo l’impegno di
 «Raccontarsi» crearsi dentro un proprio spazio, le proprie difese per non sentirsi estraneo alla vita che lo chiama, all’arte che lo desidera.
 

«Luce, luci da oscuro ventre
Primi vagiti di chi già vecchio nasce
Vita di una sveglia, pila quasi scarica»

 

Egli è in piena coscienza della propria convinzione e della sua posizione artistica, e sa pure come dare all’attività poetica una parte più bella di sé e del suo tempo e come anche la sua produzione ne ricevesse l’impronta.

 

«Coro,coristi di atavico rituale
Porpora il colore di una veste sacra
Consuetudine di un profano e di un profumo»

 

A mia volta mi rendo conto, per queste sue replicate prese di posizione, per quanto scriva o dichiari, di quanto fossero vicine al mio pensiero le sue creazioni liriche. E ciò perché so bene quale potrebbe essere la sua reazione, per averla sperimentata altra volta, se pure in condizioni ben diverse.

 

«Strada,strade da percorrere senza una direzione
Affluenti di viuzze in chimeriche allucinazioni
Visioni frastornate di un reale confuso»


In questo momento è come trovarsi per la via, passeggiare tenendoci sottobraccio come amici che si conoscono da sempre, chiacchierando, quand’egli d’un tratto, come se non avesse più potuto trattenere un discorso da tempo maturato, avesse deciso di dargli corso, affronta l’argomento dell’arte, della condizione umana attuale e non solo nel nostro paese; e lo fa come ribellandosi a quell’accordo comune di vivere da vigliacchi, sapere e vedere che oggi basta uno starnuto perché parta un colpo d’arma da fuoco e muoia qualcuno o tanti.

 

«Bambini,uomini, intervalli di altezze differite
Segregazione di un corpo che consuma e non digerisce
Rullo compressore di anime lacerate e calpestate.

Amore, amori, prese di corrente alternata
Masochistico rito per bestie incattivite
Foreste,metropoli senza verde per pascolare»


Non ricordo se il discorso era stato intavolato, proprio ricordando questi versi, di certo so come fosse entrato nell’argomento, ma ricordo con piena chiarezza che, ad un certo momento, e forse proprio giacché io lo ascoltavo senza ribattere, senza avanzare nessuna obiezione, esclama:

 

«Bambini,uomini, intervalli di altezze differite
Segregazione di un corpo che consuma e non digerisce
Rullo compressore di anime lacerate e calpestate.

Amore,amori, prese di corrente alternata
Masochistico rito per bestie incattivite
Foreste,metropoli senza verde per pascolare»


Quest’affermazione nella quale riassume e la sua presa di posizione nel mondo artistico e specificamente della poesia accende la motivazione del suo discorrere e promettere di essere obbediente ad un principio di necessità, mai di opportunità in questo momento storico. Decisamente, perentoriamente afferma che, in quella contingenza, nella condizione in cui si trova il nostro paese e forse il mondo intero, non si presenta, non ci offre possibilità diversa da quella attuale se il Poeta, l’Artista in generale, non fa la sua scelta e combatta la sua battaglia con la penna, con i colori, con la musica, per scuotere gli animi.
Il responsabile del sito e di poeticamente, dovrebbe avere maggior cura di valorizzare nel giusto merito questo cantore dei nostri tempi, che canta la Vita.

 

Un abbraccio circolare con tutto l’amore che posso e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno Bromuro


 

RACCONTARSI

Luce, luci da oscuro ventre
Primi vagiti di chi già vecchio nasce
Vita di una sveglia, pila quasi scarica.

Coro, coristi di atavico rituale
Porpora il colore di una veste sacra
Consuetudine di un profano e di un profumo.

Strada, strade da percorrere senza una direzione
Affluenti di viuzze in chimeriche allucinazioni
Visioni frastornate di un reale confuso.

Bambini, uomini, intervalli di altezze differite
Segregazione di un corpo che consuma e non digerisce
Rullo compressore di anime lacerate e calpestate.

Amore, amori, prese di corrente alternata
Masochistico rito per bestie incattivite
Foreste, metropoli senza verde per pascolare.

Sorriso, sorrisi di ipocriti Giuda
Quattro monete per un assegno in bianco
Futilità di vendere una ragione vuota.

Poesia, poesie di Noi a metà
Perfezione irraggiungibile di ignote divinità
Scheletri di calcio ossidato dopo una lunga stagione.

Puttana, puttane nella testa e nel cuore
Stronzo, stronzi mal celati fingono teneri sentimenti
Umanità vanagloriosa, merda da concimare.

Natura, nature ferite, oltraggiate, depauperate
Foglie morte da una clorofilla figlia di gramigne
Famiglie disgregate, rami secchi da estirpare.

Parola, parole che suonano come una vergogna
Liriche nauseabonde di surreale ottimismo
Lune, albe, tramonti, deliri di menti impazzite.

Occhio, occhi da aprire, da sempre ciechi
Psichedelico stato prenatale nutrito con polvere bianca
Soffice neve, oblio di sensi dimenticati.

Speranza, verde il colore stinto da portare in tintoria
Un nuovo soprabito per una nuova stagione
Il primo rammendo, una confezione già scaduta.
 Genero, degenera il degrado di un’idea
Figlia abortita da un labirinto di domande
Pezzetti morenti di un’articolazione disossata.

 

Marco Saya

 

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Gentile Marco Saya, 
vorrei informarla che desideriamo pubblicare su Letteratour un “Incontro” con lei nella prima settimana di settembre (lunedi’ 02/09/02), dove inseriremo tutto il materiale da lei gentilmente fornito e due poesie tratte dal suo volume Raccontarsi.

Ne approfitto per farle i miei complimenti. Tra le poesie della raccolta, la mia scelta verte sicuramente su “Momenti”, di cui ho apprezzato non solo la tematica amorosa e giocosa, ma anche l’idea del tempo che passa, scandito dalle emozioni, che si rispecchiano entrambi nell’attenta scelta fonetica, nella ripetizione dei suoni morbidi (scivola… scorrono… insinuose… ecc) e nell’uso cadenzato dei tempi verbali.

Non ho ancora scelto la seconda poesia, mi piaceva “Raccontarsi” perche’ da’ corpo al titolo della raccolta ma e’ un po’ lunga per la pagina che predisponiamo… Vedremo.

Ringraziandola ancora e rimanendo a sua disposizione, le mando i miei piu’ cordiali saluti.
Buone vacanze! 
Eloise Lonobile


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Gentile Sig. Saya, 
mi scuso per la tarda risposta. 
La Sig.ra Alba ha letto con molto interesse il Suo libro “Raccontarsi” trovando
 poesie dallo stile istintivo, quasi un pensare a voce alta leggendo immagini che passano davanti alla mente e che scivolano tra l’inchiostro della penna.

Questo libro, credo sia già stato pubblicato da Lei quindi chiedo, se ancora interessato, di metterci in contatto telefonicamente per poter parlare di una nuova pubblicazione o per poter visionare qualche altra Sua opera inedita.

Ringraziando per l’attenzione e restando in attesa di un Suo gentile cenno di riscontro, distintamente 
per DOMINA EDITRICE 
Daniela Dall’Ara


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A cura di: Christian Michelini – Titolo: Raccontarsi |Titolo originale: Raccontarsi | Autore: Marco Saya Editore: Istituto Italiano di Cultura di Napoli | Anno: 2002 | Pagine: 52 | Genere: Raccolta di poesie

 

Questa raccolta mi ha colpito per l’impronta stilistica adottata. Le poesie che compongono l’opera sono scritte prevalentemente senza punteggiatura, e le parole si avvicendano come flusso continuo, quasi ricordando il flusso di coscienza di Jack Kerouac. La capacità dell’autore di ricreare, tramite brevi frasi, a volte singoli termini, un’intera costellazione di sensazioni, pensieri, emozioni, ricordi, riesce ad farci partecipi di un mondo interiore articolato e sensibile, dai toni a volte languidi, a volte malinconici, spesso appassionati.
Gli argomenti trattati in questa raccolta sono principalmente l’aspetto tanatologico della vita, in particolare il senso di progressivo disfacimento temporale, che conduce alla morte: la nostra caducità quindi, ma anche la nascita e il termine ultimo, ma sfrangiato e nebuloso, di una passione amorosa; mentre, a contorniare l’impiantito malinconico delle liriche, sono le languorose melodie cui l’autore fa riferimento spesso nel testo.
Se cercate la metrica classica, certo in quest’opera non la trovere, ma, se quello che volete dalla poesia è soprattutto la capacità di ricreare pensieri istantanei e istintivi, allora nel presente volume potrete soffermarvi su complessi accostamenti di suoni, riflessioni, momenti, che l’autore ricrea con l’uso oculato di tratteggi verbali e abbozzi narrativi.
Solo alcune poesie risultano molto meno incisive, a tratti stilisticamente ingenue, in particolare mi riferisco a “Inquinamento” e a “Domande”, la prima, perché la struttura elencativa fa da contraltare ad una chiusa finale scontata, soprattutto per chi ha già iniziato a leggere le prime poesie del volume, la seconda, perché l’avvicinamento bambino-adulto, nell’accezione tra idealità e gretto materialismo, è una caratterizzazione troppo scontata, almeno secondo il mio modo di intendere la realtà e l’arte.
La frammentarietà, che può apparire a prima vista leggendo l’opera, è uno dei suoi meriti maggiori, a mio vedere, perché tramite frasi spezzate, tronconi di parole, a capo errantici, Saya riesce a riproporre la complessa struttura del vivere, e del suo intimo percepire, con un dialogo quasi frattale con l’esistenza e la morte.