Raccontarsi, Alessia Biasiolo & Tiziana Ciasullo

Marco SayaRaccontarsi

 

Prefazione

 

Non sempre frasi complete ma parole ripetute come tanti piccoli leitmotiv martellanti, non sempre costruzioni grammaticali tradizionali ma verbi all’infinito e all’imperativo, sempre un susseguire di domande che sussurrano al lettore di dare risposte...Mondi freddi, corpi distesi tesi fra piacere e dolore, slogans intimi, specchi deformanti, freddezza cupa: questi sono gli ‘spaventapensieri’ che popolano l’universo del poeta. Tanti pezzi di un puzzle da ricostituire, dietro il quale si nasconde un uomo spoglio, nel suo essere incompleto, insoddisfatto ma eterno attraverso la scrittura.

Tutte queste poesie danno l’impressione di essere state battute al computer, impresse sulla luce bianca artificiale che illumina il buio dello spazio della scrittura. Certi passi sembrano scritti con la tecnica del ‘copia e incolla’. Sullo schermo della propria mente, lo scrittore seleziona i testi che lo tormentano, lo ispirano di più, li copia e li incolla su un file riportando alla luce del giorno la propria poesia. È come ricostruire un testo antico con le tecnologie moderne, trasportato dalle fonti personali verso la memoria del computer. Lo schermo diventa uno specchio che gli rimanda la propria immagine, un immagine in cui riconoscersi, disprezzarsi, talvolta amarsi o amare l’altra.

Un orologio inarrestabile scandisce il tempo senza pietà, le lancette non allentano la loro corsa verso un tempo infinito mentre il nostro è limitato. L’unica via d’uscita è quella di avere la forza di rigirare la clessidra, e riportare la sabbia verso la propria infanzia per ritrovare l’innocenza che permette di credere nell’infallibilità del mistero della vita, nell’immortalità nelle immense possibilità dell’uomo. Ricordando l’infanzia, ci scordiamo della morte. Il bambino è ingenuo e salva tutti, crede nella vita, nell’amore, nella gratuità delle cose. Purtroppo, il futuro quello che si trova avanti sulla freccia del nostro tempo è intravisto come un successivo periodo di solitudine, con una conclusione del tutto scontata, la morte ossia la riduzione in polvere. Anticipando i tempi, il poeta si proietta verso il proprio funerale per esserne lo spettatore in prima fila e contemporaneamente il regista. Con cinismo e ironia, mette in scena l’evento finale, e immagina le scenate che potranno avverarsi, ne scrive anche i dialoghi e i presenti diventano fantocci sottomessi alla sua tragicommedia.

C’è poca empatia verso gli altri che l’autore descrive come imitatori della propria vita, anonimi inconsci che non sanno dove andranno a finire; certi si salvano: sono gli artisti e gli artigiani. Tuttavia la donna mantiene un ruolo da protagonista. È attesa, desiderata. Mediante i sensi del corpo, la mente riesce a trovare un senso cosmico. La donna è la musa che permette di comporre non inni alla vita ma inni vitali che convincono a sopravivere. Ma è anche quella che abbandona e isola. La vera fedele amica è una luce ricorrente che illumina i frammenti di nero inchiostro. Una luce che il poeta segue come via di uscita, unica via di salvezza. È il filo conduttore che inseguirà per perdersi nel labirinto mentale che l’uomo o il poeta s’inventano per capire meglio il loro tempo e il senso, tanto ricercato, della vita.

 

Tiziana Ciasullo


 

 

 

 

Ottimo poeta Marco Saya, nato a Buenos Aires nel 1953 e residente a Milano dal 1963 dove si occupa di informatica e cura il suo hobby jazzistico suonando la chitarra.
Lo stile delle sue liriche è adulto, padrone della lingua e del verso, di ottima impostazione.
Si perde un po' nel tentativo di scrivere virtuosismi futuristicheggianti, nella ricerca di stili guidati, indugia sull'amore che ha portato sofferenza e ispirazione, ma la sua solidità è tutta in versi compiuti, quando non cerca altro che di svelare l'animo.

La sua ultima pubblicazione è a cura dell'Istituto Italiano di Cultura di Napoli il cui comitato di lettura è costituito da Alberto Bevilacqua scrittore; Constantin Frosin docente di Lingua e Letteratura francese a Galati; Antonio Illiano ordinario di Lingua e Letteratura italiana all'università del North Carolina; Roberto Pasanisi direttore del LIUPS; Maria Luisa Spaziani ordinaria di Lingua e Letteratura francese a Messina; Mario Susko docente di Letteratura Americana a Nassau; Nasos Vaghenàs ordinario di Teoria e critica letteraria all'Università di Atene; Nguyen Van Hoan ordinario di Letteratura italiana e Letteratura vietnamita ad Hanoi.

La scelta è caduta su un autore già inserito in alcune antologie, e con raccolte di poesie alle spalle, alla ricerca di un senso della vita spicciola, delle piccole cose quotidiane che tanto di più ci affascinano quanto un poeta ce le sottolinea, ce ne parla in un linguaggio sensibile, asciutto ma carico di pathos intrinseco, capace di lasciare un'impronta nella mente che per un guizzo si trova a vivere del quid che tanto Montale ha tentato di descriverci.

Eppure c'è qualcosa di nuovo quando le analogie si rincorrono, nella fretta di fermare un pensiero: "Amore, amori, prese di corrente alternata"; "Poesia, poesie di Noi a metà/ Perfezione irraggiungibile di ignote divinità". Non è certo il vedersi al proprio funerale; né sicuramente la scelta di parole scritte di fila, senza punteggiatura, senza un ordine che non sia nella vita stessa dell'autore; non è di certo il verso bizzarro che vuole saltare agli occhi.

E' un poeta che si esprime con compattezza ma con un'insicurezza personale che incuriosisce. E' riuscito ad incanalare la rabbia, a descrivere la vita, ma non a descrivere se stesso, non a guardarsi con distacco.

Anche da lui si aspettano nuove e ancora migliori cose. Non sta nella sensazionalità il merito, ma nella quadratura di un cerchio che la poesia ripropone sempre a chi sa appassionarsi alla geometria del vivere comune.

 

Alessia Biasiolo


RACCONTARSI di Marco Saya

 

OLTRE

«Oltre il buio
Al cospetto del dolore
Sudore dell'esistere gocce si spengono.
 Immagina il sogno di un miracolo
Estasi per tavolozze disegno nuove battaglie
Un sorriso dispiega ampi arcobaleni
 Oltre il buio
Ritorni a sperare
Pastelli la vita di nuovi colori».


La poesia che apre la raccolta
 «Raccontarsi», un libro edito dall'Istituto Italiano di Cultura di Napoli per Marco Saya. Una poesia «Oltre» e subito si ha l'impressione di vederlo alla scrivania, a quello ch'è il suo posto di lavoro, che altrove, sembra, non si senta a proprio agio, come se occupasse un posto non suo, che non si addice alle sue capacità, alle sue propensioni.
Quando, leggendo le sue liriche, lo raggiungiamo ovunque egli si trovi, subito lo sento accanto, disponibilissimo, tanto che per parlare della sua poesia, si abbandona ad una conversazione distesa, anche se ho la sensazione di sentirlo preoccupato di assolvere un compito per lui ingrato, perché convinto che la poesia non si spiega, o si la riafferra o la si lascia al suo destino; di tanto in tanto prende in mano un foglio, un libro, per riporli subito; tende l'orecchio ai rumori, alle parole che vengono dalla strada per la finestra aperta, come se lo riguardassero personalmente, come se aspettasse qualcosa, una chiamata, una richiesta, una persona che gli venisse in aiuto.

 

«Immagina il sogno di un miracolo
Estasi per tavolozze disegno nuove battaglie
Un sorriso dispiega ampi arcobaleni»


Evidentemente gli capita di sentirsi male innestato in un organismo che non gli si confà, nel quale egli non si riconosce:
 «la poesia non si spiega, o la si afferra o la rilascia al suo destino» per questo, forse, appare ansioso e al tempo stesso umiliato, privato della parte più vivace, più risentita della sua personalità. Però in ogni modo accetta questa condizione, parla della sua poesia, vi si sottopone; ma per questa accettazione ha dimesso, o almeno dimette là dentro, quello che è il suo consueto modo di comportarsi.
Una volta uscito dal panico di parlare, della sua poesia intendo, piano piano riprende i modi consueti, il discorso riacquista la consueta vivacità passando da questo ad altro argomento, come se andasse gradualmente dimettendo quella cautela, quel continuo autocontrollo cui si era sottoposto.


«Perché mai dovrei crescere?
Un bambino vuole vivere l'eterno gioco
Il righello disegna angoli ottusi
Foglie morte vestono l'innocenza di una pelle liscia»


Ben diverso è il suo comportamento, il suo modo di presentarsi, di parlare, quando si parla della sua poesia e ci si perde nelle immagini di bambini che vogliono vivere l'eterno gioco, e ricordarli; i suoi modi, gli atteggiamenti, l'accento del suo discorso si accende, s'infiamma di calore umano, dell'ardore dell'amante. Quel suo impaccio iniziale, quel suo disagio, che lo chiudeva ermeticamente e lo teneva dentro di sé, celandolo persino a se stesso.
 «Foglie morte vestono l'innocenza di una pelle liscia»
Proprio pensando ai bambini ha fatto una scelta; in un certo senso quella scelta l'ha accettata perché fuoriuscita dall'anima, se l'è imposta; rientra nella sua concezione della realtà e dell'esistenza il considerare se stesso, come ogni altro uomo, come incapace di trovare un luogo, un ambiente in cui riconoscersi, in cui esplicarsi completamente. E così si rassegna, ritenendo necessario rassegnarsi.

 

«Non scarabocchio più il mio nome dove capita
riflesso lontano di un amore offeso
naufragato e affondato senza superstiti»


Dalla realtà, anche da quella in fondo negativa, accettando, e cercando in essa, tentando, quanto, quel poco di positivo, ch'essa potesse dargli, che da essa può ricuperare.
Ma anche questo atteggiamento sa, in qualche modo di costrizione, di un'autocostrizione; c'è in lui e nella sua poesia, appunto, la volontà di accettare quel che gli è dato come necessario, come inevitabile; e da parte sua vi è in ogni modo l'impegno di
 «Raccontarsi» crearsi dentro un proprio spazio, le proprie difese per non sentirsi estraneo alla vita che lo chiama, all'arte che lo desidera.
 

«Luce, luci da oscuro ventre
Primi vagiti di chi già vecchio nasce
Vita di una sveglia, pila quasi scarica»

 

Egli è in piena coscienza della propria convinzione e della sua posizione artistica, e sa pure come dare all'attività poetica una parte più bella di sé e del suo tempo e come anche la sua produzione ne ricevesse l'impronta.

 

«Coro,coristi di atavico rituale
Porpora il colore di una veste sacra
Consuetudine di un profano e di un profumo»

 

A mia volta mi rendo conto, per queste sue replicate prese di posizione, per quanto scriva o dichiari, di quanto fossero vicine al mio pensiero le sue creazioni liriche. E ciò perché so bene quale potrebbe essere la sua reazione, per averla sperimentata altra volta, se pure in condizioni ben diverse.

 

«Strada,strade da percorrere senza una direzione
Affluenti di viuzze in chimeriche allucinazioni
Visioni frastornate di un reale confuso»


In questo momento è come trovarsi per la via, passeggiare tenendoci sottobraccio come amici che si conoscono da sempre, chiacchierando, quand'egli d'un tratto, come se non avesse più potuto trattenere un discorso da tempo maturato, avesse deciso di dargli corso, affronta l'argomento dell'arte, della condizione umana attuale e non solo nel nostro paese; e lo fa come ribellandosi a quell'accordo comune di vivere da vigliacchi, sapere e vedere che oggi basta uno starnuto perché parta un colpo d'arma da fuoco e muoia qualcuno o tanti.

 

«Bambini,uomini, intervalli di altezze differite
Segregazione di un corpo che consuma e non digerisce
Rullo compressore di anime lacerate e calpestate.

Amore, amori, prese di corrente alternata
Masochistico rito per bestie incattivite
Foreste,metropoli senza verde per pascolare»


Non ricordo se il discorso era stato intavolato, proprio ricordando questi versi, di certo so come fosse entrato nell'argomento, ma ricordo con piena chiarezza che, ad un certo momento, e forse proprio giacché io lo ascoltavo senza ribattere, senza avanzare nessuna obiezione, esclama:

 

«Bambini,uomini, intervalli di altezze differite
Segregazione di un corpo che consuma e non digerisce
Rullo compressore di anime lacerate e calpestate.

Amore,amori, prese di corrente alternata
Masochistico rito per bestie incattivite
Foreste,metropoli senza verde per pascolare»


Quest'affermazione nella quale riassume e la sua presa di posizione nel mondo artistico e specificamente della poesia accende la motivazione del suo discorrere e promettere di essere obbediente ad un principio di necessità, mai di opportunità in questo momento storico. Decisamente, perentoriamente afferma che, in quella contingenza, nella condizione in cui si trova il nostro paese e forse il mondo intero, non si presenta, non ci offre possibilità diversa da quella attuale se il Poeta, l'Artista in generale, non fa la sua scelta e combatta la sua battaglia con la penna, con i colori, con la musica, per scuotere gli animi.
Il responsabile del sito e di poeticamente, dovrebbe avere maggior cura di valorizzare nel giusto merito questo cantore dei nostri tempi, che canta la Vita.

 

Un abbraccio circolare con tutto l'amore che posso e l'augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno Bromuro


 

RACCONTARSI

Luce, luci da oscuro ventre
Primi vagiti di chi già vecchio nasce
Vita di una sveglia, pila quasi scarica.

Coro, coristi di atavico rituale
Porpora il colore di una veste sacra
Consuetudine di un profano e di un profumo.

Strada, strade da percorrere senza una direzione
Affluenti di viuzze in chimeriche allucinazioni
Visioni frastornate di un reale confuso.

Bambini, uomini, intervalli di altezze differite
Segregazione di un corpo che consuma e non digerisce
Rullo compressore di anime lacerate e calpestate.

Amore, amori, prese di corrente alternata
Masochistico rito per bestie incattivite
Foreste, metropoli senza verde per pascolare.

Sorriso, sorrisi di ipocriti Giuda
Quattro monete per un assegno in bianco
Futilità di vendere una ragione vuota.

Poesia, poesie di Noi a metà
Perfezione irraggiungibile di ignote divinità
Scheletri di calcio ossidato dopo una lunga stagione.

Puttana, puttane nella testa e nel cuore
Stronzo, stronzi mal celati fingono teneri sentimenti
Umanità vanagloriosa, merda da concimare.

Natura, nature ferite, oltraggiate, depauperate
Foglie morte da una clorofilla figlia di gramigne
Famiglie disgregate, rami secchi da estirpare.

Parola, parole che suonano come una vergogna
Liriche nauseabonde di surreale ottimismo
Lune, albe, tramonti, deliri di menti impazzite.

Occhio, occhi da aprire, da sempre ciechi
Psichedelico stato prenatale nutrito con polvere bianca
Soffice neve, oblio di sensi dimenticati.

Speranza, verde il colore stinto da portare in tintoria
Un nuovo soprabito per una nuova stagione
Il primo rammendo, una confezione già scaduta.
 Genero, degenera il degrado di un'idea
Figlia abortita da un labirinto di domande
Pezzetti morenti di un'articolazione disossata.

 

Marco Saya

 

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Gentile Marco Saya, 
vorrei informarla che desideriamo pubblicare su Letteratour un "Incontro" con lei nella prima settimana di settembre (lunedi' 02/09/02), dove inseriremo tutto il materiale da lei gentilmente fornito e due poesie tratte dal suo volume Raccontarsi.

Ne approfitto per farle i miei complimenti. Tra le poesie della raccolta, la mia scelta verte sicuramente su "Momenti", di cui ho apprezzato non solo la tematica amorosa e giocosa, ma anche l'idea del tempo che passa, scandito dalle emozioni, che si rispecchiano entrambi nell'attenta scelta fonetica, nella ripetizione dei suoni morbidi (scivola... scorrono... insinuose... ecc) e nell'uso cadenzato dei tempi verbali.

Non ho ancora scelto la seconda poesia, mi piaceva "Raccontarsi" perche' da' corpo al titolo della raccolta ma e' un po' lunga per la pagina che predisponiamo... Vedremo.

Ringraziandola ancora e rimanendo a sua disposizione, le mando i miei piu' cordiali saluti.
Buone vacanze! 
Eloise Lonobile


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Gentile Sig. Saya, 
mi scuso per la tarda risposta. 
La Sig.ra Alba ha letto con molto interesse il Suo libro "Raccontarsi" trovando
 poesie dallo stile istintivo, quasi un pensare a voce alta leggendo immagini che passano davanti alla mente e che scivolano tra l'inchiostro della penna.

Questo libro, credo sia già stato pubblicato da Lei quindi chiedo, se ancora interessato, di metterci in contatto telefonicamente per poter parlare di una nuova pubblicazione o per poter visionare qualche altra Sua opera inedita.

Ringraziando per l'attenzione e restando in attesa di un Suo gentile cenno di riscontro, distintamente 
per DOMINA EDITRICE 
Daniela Dall'Ara


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A cura di: Christian Michelini - Titolo: Raccontarsi |Titolo originale: Raccontarsi | Autore: Marco Saya Editore: Istituto Italiano di Cultura di Napoli | Anno: 2002 | Pagine: 52 | Genere: Raccolta di poesie

 

Questa raccolta mi ha colpito per l'impronta stilistica adottata. Le poesie che compongono l'opera sono scritte prevalentemente senza punteggiatura, e le parole si avvicendano come flusso continuo, quasi ricordando il flusso di coscienza di Jack Kerouac. La capacità dell'autore di ricreare, tramite brevi frasi, a volte singoli termini, un'intera costellazione di sensazioni, pensieri, emozioni, ricordi, riesce ad farci partecipi di un mondo interiore articolato e sensibile, dai toni a volte languidi, a volte malinconici, spesso appassionati.
Gli argomenti trattati in questa raccolta sono principalmente l'aspetto tanatologico della vita, in particolare il senso di progressivo disfacimento temporale, che conduce alla morte: la nostra caducità quindi, ma anche la nascita e il termine ultimo, ma sfrangiato e nebuloso, di una passione amorosa; mentre, a contorniare l'impiantito malinconico delle liriche, sono le languorose melodie cui l'autore fa riferimento spesso nel testo.
Se cercate la metrica classica, certo in quest'opera non la trovere, ma, se quello che volete dalla poesia è soprattutto la capacità di ricreare pensieri istantanei e istintivi, allora nel presente volume potrete soffermarvi su complessi accostamenti di suoni, riflessioni, momenti, che l'autore ricrea con l'uso oculato di tratteggi verbali e abbozzi narrativi.
Solo alcune poesie risultano molto meno incisive, a tratti stilisticamente ingenue, in particolare mi riferisco a "Inquinamento" e a "Domande", la prima, perché la struttura elencativa fa da contraltare ad una chiusa finale scontata, soprattutto per chi ha già iniziato a leggere le prime poesie del volume, la seconda, perché l'avvicinamento bambino-adulto, nell'accezione tra idealità e gretto materialismo, è una caratterizzazione troppo scontata, almeno secondo il mio modo di intendere la realtà e l'arte.
La frammentarietà, che può apparire a prima vista leggendo l'opera, è uno dei suoi meriti maggiori, a mio vedere, perché tramite frasi spezzate, tronconi di parole, a capo errantici, Saya riesce a riproporre la complessa struttura del vivere, e del suo intimo percepire, con un dialogo quasi frattale con l'esistenza e la morte.

L'odore dei libri, Monica Bonalumi

Luciano Rossi, L'odore dei libri

 

Ingegnere e scrittore, Luciano Rossi è nato a Novara. Docente di management e libero professionista, è autore di narrativa e poesia, di articoli, cortometraggi e reportage dei suoi numerosi viaggi in tutto il mondo. Fra i suoi molti libri, ricordiamo Il Paese degli Afghani (Premio “ED. Intern.”, Milano, 1985); Che l’infanzia finisca così? (dell’89; Premio di “Mondo Letterario”, Milano: la I parte è stata pubblicata nel ‘92 in edizione per le scuole medie), il testo di narrativa Mal d’Asia (Premio “Hemingway” ‘97); La percezione estetica della politica, dal quale è stato tratto il testo del Concerto per corale polifonica e narratore; le raccolte di poesia Concerto d’organo (1992) e Dio è solo questione di matematica (1994); e il lavoro teatrale autobiografico La storia di Vlàd (Premio “Centro Arte R.M.” ‘99). Nel 2000 è uscito il CD Il Maestro Gilonna, realizzato nell’àmbito di un vasto benemerito progetto a favore delle associazioni culturali e di volontariato sociale, con le musiche del chitarrista Bordoni ed i versi del poeta Vimercati. L’odore dei libri viene pubblicato in séguito al Premio “Nuove Lettere”ricevuto dal racconto che fa da ouverture alla raccolta e che ha dato vita a Il Maestro Gilonna.

 


Il Maestro Gilonna fa ancora del bene

Dalla Rivista “ DIBATTITO DEMOCRATICO “ – Giugno 2000 | Periodico edito dal Centro G.Donati di Pistoia

Un CD per finanziare le associazioni di volontariato. Con questo scopo è nato il compact disc “Il Maestro Gilonna” che propone la lettura dell’ omonimo racconto di Luciano Rossi, alcune poesie di Alessandro Vimercati e musiche di Jean Philippe Bordoni, mentre la copertina riporta il “Paesaggio della memoria” di Armando Fettolini. Dalle parole di Rossi emerge la grandezza e la particolarità del vecchio insegnante conosciuto ad Omegna, sul lago d’ Orta, nell’ ultimo periodo della seconda guerra mondiale, dove l’ Autore era sfollato con la famiglia; quel Maestro dal “viso dolce, serio e affilato” che riuniva gli alunni ogni volta che gli era possibile.

“ Si diceva che fosse un docente espulso dall’ Università di Torino per motivi politici – ricorda Rossi – qualcuno sussurrava che fosse ebreo; noi allora non sapevamo cosa significasse. Probabilmente aveva dei contatti con la Resistenza. L’ unica certezza è che finì fucilato nel febbraio del ’45 “.

Il suo era un modo alternativo di fare scuola, dettato dalla drammaticità degli eventi: portava i ragazzi a pescare le trote, a fare escursioni sui monti ed intanto leggeva loro Shakespeare in inglese ed Omero in greco. “ Per molti anni il suo ricordo è rimasto offuscato – spiega l’ Autore del racconto – poi, improvvisamente, una notte di due anni fa mi sono svegliato pensando a lui. Sono tornato ad Omegna, ho cercato i miei vecchi compagni per tentare di ricostruire la sua figura, mi sono reso conto che per me il suo insegnamento è stato determinante. Negli anni seguenti, forse inconsapevolmente, i semi gettati da lui sono germogliati. Il mio debito nei suoi confronti, così come altri miei Docenti non è estinguibile: per questo accolgo sempre di buon grado gli inviti che mi giungono dalla Scuola. Spero che qualche ragazzo usi i propri talenti come ho fatto io grazie al Maestro Gilonna”.

“ Il Maestro Gilonna “ si inserisce nel filone dei racconti sulla Resistenza narrata con gli occhi di un bambino “ da cui non emerge alcuna visione politica, solo la tragedia di quegli anni “ già sperimentato da Rossi nella raccolta “ Che l’infanzia finisca così?”.

“ Questa storia inizia nel ’44 ma continua anche oggi, in tante parti del mondo, come dimostrano gli inserti poetici di Vimercati – commenta lo scrittore – le esecuzioni musicali di Bordoni poi sono straordinarie “.

Ora l’operazione letteraria si trasforma in operazione benefica. Il CD realizzato grazie al contributo di un ‘azienda, è in vendita a 30.000 lire; il ricavato servirà per finanziare “Il Giunco”, un’associazione di Brugherio che assiste negli studi e nell’ inserimento lavorativo ragazzi in difficoltà economiche o familiari. Rossi però rilancia l’opzione anche ad altri sodalizi: “ Offriamo il CD a 15.000 lire ai gruppi che, a loro volta, potranno distribuirlo a prezzo pieno autofinanziandosi – afferma – e speriamo di esaurire presto la prima edizione in modo da aumentare gli introiti per l’associazione ed alimentare la distribuzione. Per il momento cominceremo a contattare le Amministrazioni Comunali e alcuni gruppi; qualche imprenditore ha già prenotato il CD per i suoi clienti “. Chi fosse interessato può richiedere “Il Maestro Gilonna” alla sede del Giunco, villaggio Brugherio 55 - 20047 Brugherio – tel/fax             039 870366      , E-mail:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Monica Bonalumi


L’ Autore e le opere

Un ingegnere con la passione della letteratura. Luciano Rossi, 68 anni, è stato dirigente di importanti aziende, attualmente è difensore civico nella sua città. La sua prima fatica artistica risale al 1985 quando pubblicò ‘Il Paese degli Afghani’ che uscì con la prefazione di Ettore Mo, una serie di racconti ispirati alla spedizione alpinistica a cui partecipò nel ’67 che gli consentì di scoprire un mondo totalmente diverso da quello occidentale. Sono seguite le raccolte di poesie “ Concerto d’organo “ e “ L’equazione spezzata “. Nel ’95 ha pubblicato “ Mal d’Asia “, alti racconti dettati dai suoi viaggi anche di lavoro in Siberia, Giappone, Nepal, che nel ’97 gli hanno valso il premio Hemingway. E’dedicata alla Resistenza la raccolta “Che l’infanzia finisca così ? “ da cui è stata ricavata un’ edizione ridotta per le Scuole Medie. Risale al ’97 la “Percezione Estetica della Politica” da cui è derivata “ Lettera a Romano “ proposta recentemente anche a Monza nella esecuzione con la Cappella Musicale del Duomo. “Il Maestro Gilonna” è del ’98: il testo ha già ottenuto parecchi riconoscimenti tra cui il ‘Montagne d’Argento’ ad Aosta e il premio per “ La letteratura dell’ impegno “ dell’ Associazione dei Maestri Cattolici di Padova.


 

 

Presentazione di Valentino all’ esecuzione de ‘Il Maestro Gilonna’ dal vivo alla inaugurazione di ‘LIBRINVILLA’ - Monza, Villa Reale - 30 settembre 2000

Sono Valentino e frequento il quinto anno del Liceo Scientifico Vico. Diventerò socio del Giunco quando potrò essere utile ad un giovane nel programma di formazione e d’aiuto che il Giunco realizza ogni anno. Sono nel programma da 5 anni e il mio tutor in questo percorso mi ha accompagnato. Ho avuto lezioni di sostegno, un aiuto nei costi della scuola, nel trovare occupazioni estive per contribuire alle mie necessità e nel concorrere a borse di studio di Enti e private. Quest’ anno entrerò nel ciclo di lezioni, istituito da una Socia insegnante di grande esperienza, per prepararci all’esame di maturità. L’associazione ci può aiutare nel fare esperienze di studio-lavoro in Europa e nell’orientarci poi nel mondo del lavoro. Soci e privati contribuiscono al fabbisogno, col nostro Comune e la Regione. Ogni anno l’ associazione organizza un concorso letterario per la poesia e la narrativa e che dà il premio più importante ad un lavoro di volontariato solidale. Quest’anno, è stato realizzato il Compact Disc che ha per titolo ‘Il Maestro Gilonna’ e che oggi viene rappresentato dagli stessi Autori. Queste sono iniziative che insegnano a noi giovani che è bene aiutarsi anche da sè, che poi il ciel t’aiuta. Anche questa emozione di parlare in pubblico mi aiuterà a crescere.

‘Il Maestro Gilonna’ è un messaggio di fraternità contro la violenza e di solidarietà per le vittime di sempre. Gli occhi e la memoria di un bambino possono dare questo messaggio di pace, di civiltà, di razionalità nelle regole di convivenza civile. Il narratore di una microstoria può far comprendere il quadro d’assieme della tragedia collettiva. La visione è nitida nel ricordo infantile: la comprensione verrà poi, con la maturazione dell’insegnamento del Maestro e l’esperienza di vita dell’allievo.

Il CD è nato dalla collaborazione fra quattro Autori. Jean Philippe Bordoni ha scritto ed esegue i brani musicali che sono il filo conduttore emozionale della storia. Alessandro Vimercati, suoi sono gli inserti poetici che leggerà: a volte forti e incisi, a volte struggenti nel ricordo, portano la storia fino ai tempi nostri, legame tra la memoria della tragedia e l’uscita dall’adolescenza. Armando Fettolini è l’Autore del ‘Paesaggio della memoria’ che illustra l’opera e che ha avuto la migliore recensione alla ‘personale’ di New York. Luciano Rossiè l’ autore del racconto originale. Lo scorso giugno la storia del Maestro Gilonna è stato scelta dall’ Istituto Italiano di Cultura di Napoli per la pubblicazione, con altri otto suoi racconti, nella collana diretta da Giorgio Saviane, in una edizione speciale destinata alle scuole italiane all’estero, ai docenti di letteratura italiana nelle università estere ed ai corrispondenti dell’ Istituto in tutto il mondo.

‘Il Maestro Gilonna’ è stato il maestro elementare di Luciano. I versi di ‘Il mestier della Politica’ sono stati pubblicati da Montanelli sul ‘Corriere della Sera’. Quando il Presidente della Giuria ha consegnato a Luciano il primo premio al ‘Montagne d’Argento’ ad Aosta, ha suggerito di leggere quei versi all’apertura del Consiglio Regionale: ascoltandoli, capirete il motivo. Il CD, realizzato con la migliore tecnologia disponibile grazie al primo sponsor, è stato offerto a 30 mila lire al pubblico ed agli Amici del Giunco. Raggiunto lo scopo con la distribuzione delle prime due edizioni, l’iniziativa prosegue.

Oggi tutto l’importo andrà al Giunco ed è per questo che questa sera mettiamo a disposizione il CD a sole 20 mila lire, poichè è un’ opera da regalare ai propri figli, ai loro docenti, agli amici.

Con le ristampe, è possible offrire il CD alle associazioni ed alle Scuole recuperando i soli costi di ristampa e SIAE, consentendo alle associazioni di realizzare un contributo finanziario alle loro attività solidali, come già ha fatto Il Giunco in questi mesi.

La madre di una prossima sposa l’ha adottato come ‘bomboniera’ : “...coi confetti, daremo un pezzo di cuore, anziché un pezzo di ceramica...” così ha detto. Numerose sono le associazioni di volontariato che si stanno interessando all’utilizzo di questo CD per le attività ospedaliere e di donazione. Che siano stati colpiti dalla definizione della‘percezione estetica della medicina’ che ascolterete nel racconto ?

Aziende, anche piccole, anche titolari di negozi, lo stanno prenotando per utilizzarlo come omaggio aziendale a Natale. Un importante premio di foto d’arte lo utilizzerà come attestato di partecipazione ai concorrenti ed una associazione musicale, come biglietto d’ingresso ai propri concerti, il poeta siciliano Filippo Secondo Zito lo distribuisce ad Agira ed in provincia di Enna, Ede Olivetta, presidente della Società Italiana di Devoto, in Argentina, organizza una trasmissione radiofonica e serate culturali, come già hanno fatto il Circolo Pickwick a Besana, il Cinecircolo Robert Bresson, Cinisello Balsamo nel programma de ‘ L’estate in città ‘ e così via.

Franco Piccinelli, lo scrittore delle Langhe, ha definito ‘Il Maestro Gilonna’ il racconto più gratificante per un insegnante. La presidente della Associazione dei Maestri Cattolici, nel consegnare a Luciano il primo premio per ‘La narrativa dell’impegno’, l’ha definito ‘di grande efficacia per la formazione di un giovane’. Docenti prenotano il CD per un lavoro con gli studenti che si concluderà con un incontro con l’autore. Carlo Castellaneta, premiandolo a Milano con Viviane Lamarque e Rita Levi Montalcini, ha esordito dicendo:‘Il nome dell’autore deve essere uno pseudonimo, altrimenti conoscerei questo scrittore’. Non è così. Noi lo conosciamo: è un socio del Giunco ed ora nominiamo soci onorari gli altri Autori che, con Luciano, hanno realizzato il CD rinunciando a compensi e diritti, il dottor Luigi Losa, direttore del Cittadino, che l’ha promosso ed il pittore Antonio Teruzzi: una delle sue opere, al rientro dalle ‘personali’ di Lugano e Ginevra, sarà il primo premio per la poesia dialettale nella festa di premiazione sabato 14 ottobre, nell’aula consiliare del Comune di Brugherio. Il racconto, nella versione integrale, è visibile in ‘scrittori.com’, il sito prestigioso di Edizioni On Line che ha acquistato mille copie del CD e che offre agli scrittori italiani, esordienti o affermati, la possibilità di farsi leggere in tutto il mondo. Luciano infatti ci raccontava che non si può immaginare che percorso può fare uno scritto una volta pubblicato e tradotto. Portava ad esempio una sua poesia: ‘Pace per un afghano’. Scritta nell’ 87, tradotta in inglese dalla traduttrice americana di Bacchelli, trascritta in caratteri arabi ed in lingua pashtù da un poeta afghano al tavolo d’ una trattoria di New York, venne da questo poeta diffusa tra i ragazzi afghani dei campi profughi a Peshawàr, che la declamavano a memoria in coro, reggendosi alle grucce per le mutilazioni alle gambe causate dalle mine. Ora però ascoltiamo: al termine sarà possibile porre domande agli autori e acquistare il nostro CD.
Vi preghiamo di non applaudire se non alla fine se lo vorrete, in modo da non interrompere il filo della storia, il suo l’intreccio coi versi di Alessandro e l’emozione che desterà il commento musicale di Jean Philippe.
 Buon ascolto.

Sinai e Golgota, Giuliano Minichiello

Antonio GiorgioSinai e Golgota

Prefazione

Strano e affascinante il libro di Antonio Giorgio ("Jreneus" nella de-finizione spirituale dell'autore). Strano, perché è un testo completamente al di fuori di ogni collocazione disciplinare: né scientifico, né filosofico, riesce ad essere scientifico perché filosofico e, di converso, filosofico perché scientifico. L'autore si è formato come patologo e da patologo si era, in un precedente lavoro, occupato della morte sulla croce di Cristo, delle cause fisiche del decesso, ancora oggi oggetto di controversie tra gli studiosi. Il contatto diretto con i testi, con quel corpo di parole che custodisce il mistero del Dio crocefisso, lo hanno tuttavia spinto, dopo quella prima opera di carattere scientifico, a inoltrarsi in un sentiero che, intravisto nell'infan-zia e nell'adolescenza, era rimasto occultato, nel corso della giovinezza e dell'età matura, sotto l'effetto di una formazione prevalentemente razionalistica, nella quale Marx, Freud e Darwin facevano da dei tute-lari.

Il sentiero riscoperto dall'autore è quello del Cristo risorgente, della possibilità di una vita altra, che, più che proporsi come "speranza" (come nei teologi à la Moltmann), si impone come necessità di rove-sciare dalle fondamenta i paradigmi di pensiero entro cui si sono raccolte le certezze e le convinzioni della modernità, prima fra tutte la separa-zione tra l'esperienza del sacro e la pratica della conoscenza.

L'incontro col Cristo è l'inizio, per l'autore, di una vera e propria meta-morfosi, di una trasformazione che è l'assunzione progressiva di una nuova forma. La filosofia antica - ci ricorda Foucalt - riteneva che il soggetto, così come è, non è capace di verità: per raggiungere questa occorre che egli si trasformi completamente in se stesso, fino ad uscire fuori di sé e, addirittura, a perdersi - per trovarsi. E' questo tipo di trasformazione che l'autore intraprende: il congegno della conoscenza moderna, la sua articolazione in procedure oggettive che dovrebbero garantire l'accesso alla verità, gli appare un semplice sostituto di un ac-cesso diverso e radicale, che consiste, appunto, in una trasfigurazione del soggetto e in una provvisoria perdita. Egli racconta la propria meta-morfosi, ed è all'insegna della metamorfosi che costruisce una rivoluzionaria lettura del dramma cristiano.

E' qui che il testo di Antonio Giorgio Jreneus si fa affascinante. La tesi sostenuta nel libro è annunciata fin dall'inizio: « Gesù di Nàzaret, nato come figlio d'uomo, morì come figlio di Dio. E non nell'immaginazione dei suoi discepoli, ma nella realtà strutturante del desiderio» (pp.6-7). La vicenda narrata dai Vangeli è dunque quella di una metamorfosi, non di una "divinizzazione", ma di una nuova nascita, la nascita dell'uomo spirituale. Il contenuto del messaggio di Cristo non è una promessa ma una ostensine: il "figlio d'uomo" è divenuto "figlio di Dio" e dunque ogni figlio di uomo ha la potenza generativa del figlio di Dio. Precisa l'autore che a compiere il passaggio non è la forza immaginativa ma "la realtà strutturanmte del desiderio". Il desiderio è il seme naturale della nascita del divino, che della natura non è la negazione ma l'alfa e l'omega, l'inizio e la fine. (Appare straordinario, fra parentesi, il modo in cui Jreneus legge il racconto naturalistico dell'evoluzione, metaforiz-zando costantemente i termini del linguaggio biologico senza negarne lo statuto scientifico e il significato letterale, fino a fondare una "scienza nuova", fra biologia e biografia, fra lettera e metafora.)

La via della metamorfosi fu, per Cristo, quella dell'amore e del dolore: la stessa è per ogni uomo. «Il Maestro non forzò la natura: accettò di morire per amore: Maran àt ha: il Signore è venuto. Allora, duemila anni fa. Oggi io conosco il Maestro perché altri mi hanno parlato di Lui. Ma il mio incontro con Lui potrebbe ridursi ad un nome, ad un profeta, ad un rivoluzionario, se non si verificasse una breccia nella mia espe-rienza di vita che corre giù, fino alla profondità del mio essere, nell'Inco-nosciuto. Solo allora avviene il vivificante incontro e il Maestro risorge dall'abisso dei secoli e mi attrae a sé, come al centro dei centri. Una breccia determinata da un'esperienza d'amore graziato o di morte scam-pata" (p.340)

Ricco di scienza e di coscienza, portatore di una verità che è annuncio, Sinai e Golgotaè un libro autentico, uno dei rarissimi libri autentici che è dato di leggere al giorno d'oggi. E' un esempio sorprendente di come la scrittura possa e debba farsi tramite di vita.

Giuliano Minichiello

Dipartimento di Scienze dell'educazione, Università degli Studi di Salerno

L'occhio osceno del folle. MAza (1988-2000), Maria Peruzzini

Cesare Maria Domenico RanieriL'occhio osceno del folle. MAza (1988-2000)

Prefazione

L’opera poetica di Cesare Maria Domenico Ranieri continua con un’altra composizione in versi, mostrando come il destino del poeta sia il viaggiare attraverso infiniti possibili linguaggi.

Viandante e artista insieme fa della scrittura lo specchio della sua realtà e la casa dalla quale stende il suo sguardo, per abitare il mondo, che inafferrabile gli resiste.

Registra in infiniti registri il suo pensiero, continua, con ferrea volontà a leggere ad infinitum il senso del mondo, e se non un senso comune a tutti, almeno il suo senso. Acuminate armi sono le sue parole: da profondo esploratore, instancabile nella sua ingenuità, ci consegna la sua storia poetica. L’accesso alla ‘poesia’ lo fortifica, lo rende più agguerrito: un menestrello armato e un infaticabile indagatore.

È una sorta di diario ‘in pubblico’ nel quale con disincantata sapienza e giovanile temerarietà squarcia il suo velo di Maya e descrive la sua ‘rappresentazione’ del mondo.

Meglio la poesia che un’autobiografia romanzata sembra dirci Ranieri, e intanto cerca di eludere tristezza e solitudine e scrivere nell’illusione che non è possibile che questo? O forse sceglie la poesia piuttosto che il silenzio, per non scivolare nel ‘nulla’?

Il linguaggio di Cesare Maria Domenico Ranieri assume tinte forti e intense, vitali e misteriose, e il suo spaesamento è la cifra di un nomadismo interiore. Multiforme e plurimo il senso dei suoi versi, si serve di tutte le forme: ossimori, metafore, parole e immagini reiterate e arrischiati assemblaggi. Costante è la passione e la tenacia di ‘nascere’ dalla scrittura come uomo ‘nuovo’: il poeta non demorde, questa è la sua autenticità; e sua è l’audacia di non assumere nessun habitus d’abitudini, nessuna chiusa forma mentis, nessun rigido calco.

Ranieri consapevole che la verità si cela, che le parole quasi mai sono chiare o veraci, che indossiamo delle maschere, ma che ad ognuno è data la possibilità di scoprirsi , di vagare di ‘sé’ in ‘sé’, sbriciolando via via fragili certezze, disancora il proprio ‘io’ da falsi ormeggi, e cede alla tentazione di lasciarsi accecare da fiamme che possono rivelargli un nuovo cammino.

Cesare Maria Domenico Ranieri avrebbe potuto scegliere forme narrative più rassicuranti anche per i suoi lettori: la storia o il romanzo. La prima, però, ricordando Aristotele, gli è estranea, «Lo storico espone ciò che è accaduto, il poeta ciò che può accadere, e ciò rende la poesia più significativa della storia, in quanto espone l’universale, al contrario della storia, che s’occupa del particolare.»[1] , il secondo gli è poco congeniale, perché metamorficamente lo nasconderebbe, « Diventa (…) il luogo dell’incontro-scontro dei giochi della vita, senza con ciò reclamare mai lo status di gioco dei giochi»[2].

Seguiamolo, timorosi e affascinati, aspettando nuove avventurose letture…

 

Maria Peruzzini


 

 

 

1- Aristotele, Poetica (IX, 1451b), Bari, Laterza, 1995

2- Valerio Giacoletto Papas, Filosofia e romanzo, Torino, Paravia, 1999

Il volo della farfalla, Norma Hipperdinger e Maria Peruzzini

Giuliana GaggiottiIl volo della farfalla

 

Prefazione

Questa raccolta di versi della maceratese Giuliana Gaggiotti è tutta nella direzione e nella ricerca di una ‘leggerezza dell’essere’: il tentativo di trasformare i segni esistenziali di sofferenza e grigiore quotidiano attraverso le espressioni sensibili del suo linguaggio, in ‘cantate’ sentimentali.

Le poesie si presentano secondo un doppio registro, di cui il secondo è più cospicuo. Le composizioni in versi della prima parte sono in lingua napoletana, quelle della seconda, in lingua italiana.

Originale la scelta dell’autrice, si presenta con un’espressività verbale scherzosa e briosa, e con toni liberi, vicinanze e similitudini alla natura. Pur ispirandosi a volte anche a fatti drammatici, è sempre ‘umanamente’ sensibile alla comprensione dei segreti oscuri dell’animo umano. Fa suo e conserva un tono misurato, comunicativo e diretto, pur raccontando le sue ‘scottature’ di vita. Nel passaggio dalla ingenuità della giovinezza alla consapevolezza della maturità della vita, non si lascia attrarre dalla possibilità di usare toni mesti e delusi. Attraverso i suoi versi ritrova la bellezza del mondo e della vita, per sfuggire alla ripetizione del disincanto e del disinganno.

Una cifra esistenziale, la sua, di una dimensione poetica che sigilla il genuino attaccamento alle ‘cose’ con la levità spirituale. Le scelte stilistiche completano la spinta sentimentale, e sono un abito per le parole. Centrate alcune poesie, disposte su un lato della pagina, altre.

Sobrie quelle impregnate di forte coscienza religiosa, dove tutto si concentra intorno all’asse divino. In uno stile verticale e centrato, le parole cercano una linea diretta con Dio. I lettori sono chiamati ad esserle fratelli, attraverso l’interpretazione degli eventi della vita,i suoi vissuti con grande spiritualità e sentimento religioso.

Giuliana Gaggiotti, con una sorprendente semplicità, ma con straordinaria profondità intreccia le esperienze umane alla fede, e bilancia gli opposti della vita, ricercando la presenza di Dio in ognuno.

 

Norma Hipperdinger e Maria Peruzzini

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